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Non mi sento più diversa grazie alla bicicletta

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5 Gennaio 2015 di Anna Pugliese

 

Sono una miracolata, non lo nascondo, nel 1988, quando avevo 16 anni, fui vittima di un terribile incidente stradale.

 

Rimasi in coma per un mese e sono stata più volte sul punto di non farcela.

 

E videntemente, però, avevo ancora tanta voglia di rimanere a questo mondo e ho reagito, impegnandomi al massimo per tornare a vivere, come dico io, “alla grande”.

 

All’inizio ero sulla sedia a rotelle e ne ero sconvolta.

 

Tutto il mio tempo e le mie energie erano finalizzate al recupero: fisioterapia e ginnastica erano i momenti fondamentali della mia giornata.

 

A 23 anni, seppur zoppicante, ero in piedi, piena di entusiasmo.

 

E ho aperto la mia prima palestra, realizzando il sogno di avere un posto dove recuperare al meglio, ma senza sentirmi diversa.

 

Anche perché, dopo 33 operazioni, il mio braccio sinistro era, ed è, sempre paralizzato.

 

Ho aperto un centro, per tutte le persone che sono ammalate, che come me, volevano allenarsi con il giusto sostegno di medici e fisioterapisti ma in un luogo meno "medicalizzato", e soprattutto per chi frequenta la palestra per passione.

 

ANCHE IN DIFFICOLTA' NON MOLLO

 

 

Lo sport é una parte fondamentale della mia vita, non solo perchè praticarlo mi ha aiutato a recuperare da traumi e fratture, ma anche perchè é mi piace.

 

Così quando nel 2012 Paolo Viganò, nazionale paralimpico e recordman nel ciclismo su pista, mi ha proposto di iniziare a pedalare gli ho risposto di sì, entusiasta.

 

Sono insegnante di spinning e pensavo di essere abbastanza allenata.

 

Ho iniziato con una bici da corsa prestata: per me era troppo alta, non riuscivo ad arrivare alla leva dei freni e ho rischiato di cadere.

 

Ma volevo provarci.

 

Dopo aver pedalato per 12 chilometri ero stanchissima, tanto che mi pareva di aver percorso il Giro d’Italia.

 

La passione per le due ruote, però, mi ha travolta e così ho iniziato ad allenarmi regolarmente, piena di buona volontà ma senza grandi nozioni di tecnica.

 

L’invito per la mia prima gara è arrivato un paio di mesi dopo la mia prima pedalata.

 

Solo alla partenza, a Merano, ho

 

scoperto che si trattava di una competizione del circuito di Coppa del Mondo.

 

Nella cronometro, dopo aver pedalato per 20 km su stradine di campagna, dove controllare la bici era davvero difficile, ho affrontato l’ultiiua salita, con il 15% di pendenza, sostenuta dal tifo dei bambini.

 

Non avrei mai mollato, ma ero distrutta, gli ultimi 50 metri sono stati interminabili e, superato il traguardo, mi hanno presa al volo e hanno chiamato l’ambulanza, perché ero davvero sfinita.

 

Guardo sempre avanti

 

Da allora, anche grazie all’aiuto di Patrizia Spadaccini, un mito nel mondo del ciclismo paralimpico, mi alleno sul serio, sfruttando tutti i momenti liberi.

 

E i risultati arrivano.

 

Ho vinto in Coppa del Mondo, ho conquistato 6 titoli italiani e ora punto alle Paralimpiadi di Rio 2016.

 

Sono tenace e non mi pongo limiti, perché ho scoperto che sono soprattutto nella nostra testa e che possono essere superati.

 

Non serve focalizzarsi sui propri problemi, bisogna andare avanti, sempre.

 

E ora per me andare avanti significa puntare su Rio.

 

Anche grazie ad Andrea, il mio compagno, che adora la bici da sempre ed è il mio più grande tifoso.

 

 

FA SUPERARE I DISAGI FISICI

 

«Lo sport aiuta le persone = diversamente abili a vivere al pari degli altri, senza sentirsi relegate ai margini della società», sottolinea — Anna Schneider, psicoioga dello sport.

 

«Motiva ad uscire dall'isolamento, promuove una vita indipendente, insegna a mettersi in gioco e ad affrontare le sconfitte. Gli allenamenti sono un vero e proprio momento dedicato alla riabilitazione.

 

Migliorano la sicurezza nel gestire il proprio corpo e aiutano a superare  il disagio peri problemi fisici.

 

L'attività sportiva promuove il confronto, la socializzazione, la crescita psicologica:  si scava in se stessi per trovare nuove forze, per  superare gli avversari ma  anche gli ostacoli che la società, poco attenta alle esigenze di chi "non è come gli altri" li costringe ogni giorno ad affrontare». ​​​​

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TUTTI POSSONO METTERSI ALLA PROVA

 

LE PARALIMPIADI

 

Le Olimpiadi degli atleti con disabilità fisiche si sono disputate perla prima volta nel 1964.

 

Si svolgono al termine dei Giochi Olimpici e coinvolgono discipline sia invernali sia estive: dallo scia all'atletica leggera e al tennis in carrozzina, dal nuoto al ciclismo.

 

Gli atleti sono divisi in categorie, in base alla gravità della disabilità.

 

SPECIAL OLYMPICS

 

È un'associazione sportiva internazionale, fondata nel 1968 e presente in 180 paesi, che organizza programmi di

 

allenamento e gare per persone con disabilità intellettiva di tutti i livelli.

 

Nel mondo sono circa tre milioni le persone che prendono parte alle gare degli Special Olympics.

 

​Qui trovi l'elenco delle società di attività sportive per i diversamente abili: comitatoparalimpico.it

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