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Dalle Marche a Londra a pedali
Il viaggio come riacciuffare l’Inghilterra in bicicletta: così Londra torna dietro l’angolo
Il racconto della tappa finale di un tour lungo le nostre piste ciclabili e dell’Unione europea
6 Luglio 2016 di D. Ciarrocchi


Altro che Brexit, le Marche riacciuffano l’Inghilterra in bicicletta.
Niente fughe verso Paesi lontani e mercati inesplorati perché Londra torna a essere lì, dietro l’angolo: una semplice tappa di un tour su due ruote per le piste ciclabili dell’Ue.
Un sogno a portata di mano, come quello a lungo vagheggiato e alla fine raggiunto grazie ai muscoli, alle gambe e al cuore di un bel quartetto di cicloambasciatori, capaci di portare l’esperienza
delle Marche in sella a spasso per l’Europa.
"E dire, commenta ora Mauro Fumagalli, tornato in Italia, nella sua Civitanova, che non pensavamo davvero di ottenere tutto questo successo.
L'idea era quella di una fiera itinerante per 18 giorni, lungo le strade di Italia,Svizzera, Francia e Gran Bretagna.
E’ diventata una grande festa.
A ogni sosta c’erano gli amministratori in fila a richiedere la nostra presenza, chiedere informazioni sull’iniziativa".
I dettagli
L’iniziativa è passata alla cronaca come la Long Ride Marche-London, 2.100 km in bici.
A settembre ci saranno mostre e incontri per riviverne l’epopea sia in regione che in Lombardia.
Fumagalli, ideatore di Marchebikelife che promuove il turismo in bici, ha guidato gli impavidi pedalatori (in gruppo anche Antonella Rutigliano, atleta paralimpica con 6 titoli tricolori alle spalle, Giampiero Talamonti diTolentino e RobertaBernardini di Sant’Elpidio), per far conoscere le Marche all’estero, e ci sta; ma anche e soprattutto per promuovere la libertà di muoversi in bici, approfittando il più possibile dell e piste ciclabili,
Con il via da Ascoli e già la prima passerella a Pesaro.
Non a caso la “città della bicicletta”.
“Qui ricorda Fumagalli, il sindaco Matteo Ricci ci ha accolto con grandi onori.
A Pesaro puntano molto sulla bici, hanno inventato anche la bicipolitana!
Anziché muoverti in auto con i mesi pubblici, utilizzi i percorsi prestabiliti in bici.
Un esempio che possiamo davvero esportare dappertutto e mica solo in Italia.”
L’interesse
La curiosità riscossa dalla carovana accompagnata da un paio di motorhome attrezzati di tutto punto con prodotti tipici delle Marche e letti per passare le notti, è testimoniata dall’interesse riscosso in tutte le tappe, da quella alla Cinelli, l’azienda che ha fornito le bici, a Milano, con la grande festa al ristorante Il Tronco, con in prima fila l’assessore Pierfrancesco Maran, che dalla mobilità ora è passato all’urbanistica, ad Alfredo Zini, presidente dell’ente bilaterale nazionale del turismo.
E con almeno un centinaio di ospiti, fra giornalisti e rappresentanti delle istituzioni, stregati da ciauscolo e cremini, vincisgrassi, porchetta e coniglio in porchetta.
A Milano, Parigi e Londra sono anche state esposte per la prima volta 12 foto di altrettanti fotografi marchigiani, portate poi in tour per mezza Europa, e illustrate da Monica Palloni.
La presenza
"D’altra parte - rimarca Fumagalli - le Marche sono un po’ dappertutto".
A Londra, ad esempio, l’evento conclusivo si è tenuto al ristorante Rosso di sera: la proprietaria è Silvia Miandro, originaria di Sant’Elpidio a Mare.
Invece il sindaco di Brighton ci ha chiesto anche una sorta di gemellaggio.
Ora dovrò informarmi - dice con un sorriso - per vedere comesi fa...».
A Milano è stata invece vissuta l’esperienza forse più emozionante.
I ciclisti sono stati invitati all’inaugurazione del Vigorelli.
C’erano Bruno Pizzul e i grandi pistard del passato come Sante Gaiardoni, classe di ferro 1939.
Il Vigorelli: un mito.
Qui Fausto Coppi batté il record dell’ora e qui suonarono i Beatles.
Ora è tornato agli antichi fasti.
L'impegno
Insomma: meglio non poteva andare. A ogni tappa si tiravano fuori i tavolini con le brochure, la cartina delle Marche, i volantini: incontri con i residenti, gli amministratori.
"Ma è stata anche dura, ammette Fuamagalli, c’è stato il Sempione, impegnativo, con la pioggia.
E anche le piste ciclabili debbono crescere: dopo quella da Fano a Pesaro c’è una specie di buco nero.
In Italia dobbiamo migliorare, in Svizzera si interrompono.
Quindi c’è l’Avenue verte, da Parigi a Londra, ma non pensiate che sia come quella lungo il Danubio, una striscia senza interruzioni.
A volte la segnaletica non è chiara, rintracciare il percorso è difficile.
Ma l’idea è bella: utilizzare vecchie strade di campagna semi abbandonate per collegare le due grandi capitali.
Un altro sgambetto alla Brexit, perché il Regno Unito vorrà pure andarsene ma la realtà è questa: è davvero dietro l’angolo.
O quasi.
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